Sport: il perché del karatè nei bambini

Genitori, portate i bambini a fare sport. Più che invito, quello che arriva dalla Sip, Società Italiana di Pediatria, è un monito: "l’American Academy of Pediatrics raccomanda almeno 30-60 minuti di attività fisica al giorno", spiegano, "per prevenire l’obesità e contribuire, attraverso un aumento del dispendio energetico, a ridurre la massa grassa e ad aumentare quella magra, a sviluppare un corretto sviluppo osseo e a migliorare la sensibilità all’insulina oltre che ad assicurare benefici psicologici”. Sulla necessità di fare sport, quindi, tutti d'accordo. Insieme alla scuola, molti bambini hanno iniziato già a settembre le attività sportive - nuoto, karate, calcetto, danza, pattinaggio ... - ma poi, arrivati a metà del percorso (e dell'anno) specie in coincidenza con l’inizio della bella stagione molti abbandonano gli allenamenti. È il fenomeno del “drop out” segnalato, con preoccupazione, dalla stessa Sip che sottolinea come già dopo la scuola primaria i bambini italiani comincino ad allontanarsi dalla pratica sportiva continuativa e a ingrossare le fila dei sedentari. E se finora l’età spartiacque era quella tra i 14 e i 15 anni, nell’ultimo anno si è osservato che il trend negativo comincia già a 11 anni. Perché accade? Non sempre, ma in molti casi specie quando si tratta di bambini molto piccoli, sono i genitori ad aver scelto lo sport o il momento sbagliato. “La scelta dello sport dovrebbe essere il frutto di un compromesso tra le esigenze fisiologiche del bambino, le sue inclinazioni e le esigenze dei genitori” spiega Maria Cristina Maggio del Dipartimento di Scienze per la Promozione della Salute Materno-infantile dell’Università degli Studi di Palermo e membro della Sip.
Ma come fa un genitore a scegliere lo sport giusto per i figli? Quali sono i criteri da seguire? Anche se gli esperti ribadiscono che non esiste lo sport perfetto per un bambino, qualche regola da seguire c’è e varia in base al tipo di sport e all’età. Ecco, per ciascuna disciplina, le indicazioni da seguire. 

Nuoto
. È indicato anche nei primi anni di vita, da svolgere con i genitori per i più piccoli. Aiuta la coordinazione e migliora la “sicurezza” in acqua. Poiché è uno sport simmetrico rappresenta anche un’ottima integrazione per sport asimmetrici come tennis o scherma. ll nuoto è anche un’attività che non dà carichi sull’apparato locomotore, perché l’acqua toglie l’effetto peso e non si rischiano traumi. Inoltre, il nuoto è utile anche ai fini della sicurezza: secondo i dati della Federazione Italiana Nuoto, negli ultimi 20 anni gli incidenti mortali in acque libere sono scesi del 70% proprio grazie alle attività della scuola nuoto. I corsi iniziano dai 3 anni; l’attività agonistica dagli 8.

Ciclismo. Come attività ludica è adatta dai 4 anni; stimola l’autostima, l’equilibrio, la capacità di risolvere situazioni nuove e affrontare problemi. Si tratta di uno sport asimmetrico che predilige gli arti inferiori però insegna a stare in equilibrio, coordinare i movimenti e iniziare a rispettare le regole della strada. L’attività agonistica si può fare dai 12 anni. 

Pattinaggio. È adatto dai 5 anni. Promuove l’equilibrio e la socializzazione, ma è asimmetrico perché predilige gli arti inferiori. Come il ciclismo, consente di apprendere un equilibrio diverso da quello al quale si è abituati, quindi è un’ottima occasione per sviluppare le capacità coordinative. L’attività agonistica non va iniziata prima dei 7 anni. 

Atletica leggera. Si può iniziare a 6-8 anni, ma solo sotto forma di gioco, perché il bambino non tollera carichi e sforzi prolungati. L’atletica leggera richiede sia capacità di coordinazione neuro-muscolare sia capacità metaboliche, che prima di una certa età non sono ancora sviluppate. “Nell’organismo dei bambini manca un enzima, il PFK, per metabolizzare gli zuccheri atti a fornire pronta energia per attività di elevata intensità. Perciò, metabolicamente l’organismo di un bambino non è preparato a sostenere un certo ritmo e una certa intensità” spiega la dottoressa Maggio. Fino all’adolescenza, quindi, si può parlare solo di pre-atletica, che ancora una volta è ottima per arricchire il bagaglio di esperienze motorie, ma deve essere condotta con tempi e sforzi commisurati all’età del bambino. L’attività agonistica può iniziare da 16 anni.

Calcetto. Si può cominciare a partire dai 7-8 anni. Come tutti gli sport di squadra, prima il bambino è troppo piccolo per capire le regole del gioco. Quello che si pratica prima è di solito il minicalcio, in un campo ridotto, con porte più piccole e senza ruoli. Migliora la capacità respiratoria e favorisce lo sviluppo dello spirito di squadra. Favorisce la coordinazione e sviluppa velocità e resistenza, ma privilegia gli arti inferiori e può stimolare una competizione esasperata. Per l’attività agonistica meglio aspettare i 12-13 anni. 

Basket e pallavolo. Sono considerati “sport di situazione” come il calcio e per questo si possono cominciare verso i 7-8 anni purché si tratti di corsi specifici per bambini, che prendono il nome di minibasket e minivolley. “Non prima, perché non è facile apprendere il gesto atletico specifico, non hanno ancora sviluppato la coordinazione neuro-muscolare e le capacità condizionali necessarie” suggerisce l’esperta. Sono attività complete, che fanno lavorare sia le gambe che la parte superiore del corpo, i muscoli paravertebrali e gli addominali. Stimolano lo spirito di gruppo e sviluppano precisione e abilità. L’attività agonistica si può fare da 12-13 anni. 

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